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Cacciatori di fantasmi - recensioni

 


Recensione di Miriam Mastrovito - Il flauto di Pan

 
Titolo: Cacciatori di fantasmi
Autore: Fabio Monteduro
Editore: Runa Editrice
Pagine: 434
Prezzo: 17,00 euro
 
Descrizione: 
Tutto ha inizio, da quel che ci è dato sapere, davanti al cancello di una grande villa di campagna, è lì che si consuma una morte assolutamente inaspettata quanto assurda. Da questo inspiegabile suicidio si diramano le angoscianti vicende del romanzo. Tra i protagonisti, Matteo, il cui sogno è di diventare un regista di film horror. Andrea, lasciato dalla moglie il giorno della nascita della loro bambina, tanto appassionato di sovrannaturale da possedere tutti gli strumenti per la rilevazione di entità spiritiche. Sarà l’incontro tra questi due personaggi che farà nascere l’idea di diventare cacciatori di fantasmi. E ancora, Emma, la sorella di Andrea, traumatizzata da certi avvenimenti accaduti loro da bambini durante una vacanza, sembra avere particolari poteri da medium. Alicia, una ragazza peruviana, laureata in psichiatria, pertanto refrattaria alle idee dei suoi “nuovi” amici. Su tutti si ergono tre inquietanti presenze: Erwin Kanvans, stimato psichiatra, autore di libri didattici che, improvvisamente, mette in discussione i fondamenti della psichiatria. Il S.Cataldo, un ex manicomio abbandonato da oltre trent’anni dopo una notte di terrore. Per finire, Fatima Gutiérrez, una levatrice chiamata, per ragioni misteriose, la Santa mammana. Gli improvvisati “cacciatori di fantasmi” si troveranno a lottare per le loro stesse vite, trovandosi, ben presto, faccia a faccia coi loro peggiori incubi.
 

L'autore:
 
Fabio Monteduro romano, classe ‘63. Autore di romanzi sempre in bilico tra il thriller e l’horror, in quella particolare zona d’ombra dove la differenza tra il reale e il fantasioso, è sempre più labile. 
Cacciatori di Fantasmi è la sua ottava pubblicazione.
Dello stesso autore:So chi sei ...ed altre ossessioni (2004); Avamposto dell’Inferno (2005); Anima Nera (2008); Jodi (2010); Zona di Frontiera (2011); Otto Minuti a Mezzanotte (2011); Dove le Strade non hanno Nome (2012).
 
La recensione di Miriam:
 
Un luogo che si presume infestato, il giusto equipaggiamento, una buona dose di coraggio e tanta speranza: è quanto occorre a un ghost hunter per mettersi al lavoro. Non si tratta di una svista, ho scritto proprio “speranza” poiché è questa la molla segreta che spinge un cacciatore di fantasmi a indagare sfidando anche la paura. Un incontro ravvicinato con uno spettro, probabilmente, provocherebbe un brivido lungo la schiena a chiunque ma, nel contempo, fornirebbe la prova dell’esistenza di un aldilà, e chi di noi non si sentirebbe rincuorato dalla certezza di una vita oltre la morte?
Quando si incontrano casualmente alla Cantina del Jazz, Matteo e Andrea sono mossi dallo stesso desiderio inconfessabile: raccogliere prove dell’esistenza dei fantasmi. Scoperto questo obiettivo comune, decidono di fare squadra e così ha inizio la caccia. Inizialmente è un’avventura dal sapore quasi ludico, ombreggiata appena da vecchi ricordi che risvegliano strane esperienze e paure infantili, progressivamente però si tinge di toni sempre più foschi e il tutto comincia a somigliare sempre meno a un gioco.
Dopo un paio di sopralluoghi che si concludono con un niente di fatto, le attenzioni dei due provetti ghost hunter convergono su Casale dei Pini, una vecchia villa che qualche anno addietro è stata teatro di una morte inspiegabile quanto grottesca. È a partire da questo luogo che l’intera vicenda si prepara a una svolta, non solo perché tra le mura dell’antica costruzione si verificano fenomeni che vanno ben oltre i classici rumori di passi o le porte sbattute nel cuore della notte, ma perché a partire da qui il percorso di Andrea e Matteo si intreccerà con quello di altre persone.
Il raggio d’azione dei cacciatori di fantasmi si allargherà così includendo nuovi protagonisti nella ricerca: Saverio, il proprietario di Casale dei Pini che ha visto sua moglie morire schiantandosi contro il cancello d’ingresso; Emma, la sorella di Andrea; Diego, suo ex ragazzo nonché sensitivo, e la neolaureata in psichiatria Alicia. Contemporaneamente, il manicomio abbandonato San Cataldo, eserciterà il suo richiamo sui cacciatori, attirandoli nelle sue spire di dolore e morte.
Mostrando un’assoluta padronanza della materia, Fabio Monteduro, tesse una trama ai confini della realtà che si snoda in equilibrio tra thriller e horror. Il canovaccio è quasi un classico del genere e si nutre abbondantemente di alcuni cliché: la villa maledetta, il vecchio manicomio infestato, le anime dannate che ritornano perché hanno un conto in sospeso con questo mondo, i fenomeni paranormali che si manifestano sotto lo sguardo vigile di più testimoni, il “gioco” che si fa serio quando comincia a scapparci il morto. Nulla che non sia già stato raccontato fino a che non si entra nel merito delle particolari indagini che fanno da fil rouge in questo racconto. Basandosi su dati reali, infatti, l’autore ci mostra un ghost hunter team in azione, ci fa capire come agisce nella realtà, quali strumenta utilizza, che tipo di prove tenta di raccogliere, non trascurando le motivazioni che possono essere alla base di un’attività così bizzarra.
Per quanto la svolta horror possa essere prevedibile, la lettura procede comunque a fiato sospeso e il senso d’inquietudine permane dall’inizio alla fine, poiché tutto si consuma in quel particolare territorio della mente umana in cui regna il perturbante. Incredibile ma vero, o forse no. È il dilemma che rende efficace la parte più nera del romanzo e che disturba il sonno.
A rendere ancor più intrigante l’idea di fondo, di per sé già ricca di potenzialità, è poi la peculiare struttura a cassetti che fa convergere più storie nella storia. A suon di flashback viene ricostruito il passato dei diversi protagonisti e il particolare iter che li ha fatti avvicinare al paranormale, ed è qui che insieme agli incubi, presunti o reali, entrano in scena i misteri della psiche. Personalmente ho scorto in questa parte dell’opera il vero tocco da maestro, l’anello che chiude il cerchio affiancando ai fantasmi “reali” i fantasmi del passato, quelli che ciascuno di noi, in diversa misura, porta dentro di sé.
Consigliato a chi ama i fenomeni inspiegabili, a chi crede negli spiriti e a chi no, a chi li teme e a chi spera che esistano. Qualunque sia la vostra posizione sull’argomento, in questo libro troverete pane per i vostri denti, potrete liquidare tutto con un’alzata di spalle ma anche cominciare a valutare con sospetto gli strani rumori che udite nel cuore nella notte… dopotutto i fantasmi possono essere ovunque, persino alle vostre spalle,  intenti a sbirciare la stessa pagina che state leggendo.

Recensione di Antonietta Mirra - L'amica dei libri - SoloLibri.net

Cacciatori di fantasmi - Fabio Monteduro

“C’era qualcosa lì. Qualcosa di indefinito, ma di sicuro violento e primitivo, lo sentiva vibrare nell’anima.”

Fabio Monteduro, affermato autore di romanzi e racconti principalmente thriller e horror, racconta nel suo ultimo lavoro, intitolato Cacciatori di fantasmi (Runa, 2014), una storia che non risparmia a chi legge apprensione e paura.
Il romanzo inizia con la prefazione di Mirko Barbaglia, fondatore del Ghost Hunters Team, quasi a voler sottolineare la veridicità e il valore di questa storia che affonda le proprie radici nella più inquietante e antica paura dell’uomo: i fantasmi. La percezione che possano esistere entità soprannaturali, è sempre stata presente nella vita dell’essere umano, fin dalle epoche più lontane, ma è oggi, con la tecnologia e gli studi avanzati in campo scientifico e del paranormale, che lo studio di questi fenomeni è diventato ancora più preciso e con poco margine di errore. O almeno questo è quello che si pensa.

Protagonisti iniziali sono Saverio e Sandra, una coppia di sposi alle prese con la loro casa, appena ristrutturata che non fa neanche in tempo a rappresentare l’inizio della loro nuova vita che diventa testimone di un tragico e scioccante epilogo. Sandra muore schiantandosi contro le sbarre del cancello di entrata, proprio all’altezza di un bassorilievo che rappresenta un’immagine oscura e carica di mistero: l’uroboros, il serpente che si morde la coda. Il lettore è già sconvolto. Non si aspetta neanche lontanamente che dopo poche pagine ci sia la prima morte, così inspiegabile e così dannatamente cruda. Quasi buttata lì, come se l’autore volesse sfidarci a continuare. Perché questo, ve lo posso assicurare, non è niente. Quello che verrà dopo farà davvero tanta paura.
Immediatamente la storia si carica di tutti gli elementi tipici di questo genere narrativo, nel rispetto quasi maniacale dei clichè propri di questo tipo di storia: case infestate, apparizioni soprannaturali e soprattutto la passione per il paranormale. La stessa passione che attanaglia uno dei protagonisti, Matteo, un giovane amante dei film horror che vuole a tutti i costi realizzare un cortometraggio sui fantasmi, testimoniandone l’esistenza più per se stesso che per gli altri.

Lo stile dell’autore è scorrevole, quasi sbrigativo, immediato non si perde in descrizioni inutili e va direttamente al sodo e questo determina una scrittura chiara e precisa, che non annoia ma tiene alta la tensione fino all’ultima parola. L’atmosfera creata è da subito intensamente inquietante e l’attenzione di chi legge è falsamente distratta dalla miriade di storie dei vari personaggi che calcano la scena e che spuntano come se niente fosse, passando da una comunissima chiacchierata in un bar alla moda ad un concerto di jazz in un locale infestato da un fantasma. Ma sembrano espedienti usati dall’autore per distrarre momentaneamente il lettore, dandogli l’illusione di rilassarsi con racconti di vita normale per poi essere gettato nuovamente nel mistero e nel terrore, proprio là dove accadono le cose più irrazionali ed inspiegabili, dove tutti noi siamo avvolti in un vortice di voci sconosciute ed improbabili.

Non manca nulla in questo romanzo che riguardi il mondo dei cacciatori di fantasmi: telecamere a infrarossi, rilevatori di campi elettromagnetici, cineprese per vedere al buio, insomma l’autore dimostra di essere profondamente preparato sia dal punto di vista tecnico che spirituale e umano. Ogni personaggio sembra essere a sé e poi dopo poco si scopre che è relazionato a tutti gli altri come se tutto conducesse ad un’unica strada, interamente costeggiata da fantasmi. La passione per l’horror di Matteo lo collega ad un altro dei protagonisti del romanzo, Andrea, colui che possiede tutte le strumentazioni del caso in seguito ad una spiacevole vicenda che riguarda la sua infanzia e che ha condiviso con la sorella Emma. Ovviamente una storia di fantasmi che perseguiterà i due fratelli coinvolgendo chiunque si leghi a loro e che si rivelerà essere il punto di partenza per i foschi ed inspiegabili accadimenti che si verificheranno nei luoghi con cui i personaggi, volenti o nolenti, entreranno in contatto. Le ambientazioni sono molto importanti e vengono descritte con tutta la maestria necessaria. Luoghi maledetti la fanno da padrone, mettendo a disposizione di chi legge tutta la loro oscurità e maledizione. Ville abbandonate, un hotel dalla storia terribile fino a giungere al più inquietante dei posti: l’ex manicomio San Cataldo, e già la parola ex fa venire la pelle d’oca.

Anche chi non è amante di questo genere di cose sa bene cosa significa un luogo del genere, sporco e abbandonato a se stesso. L’Italia è piena di ospedali devastati e distrutti dal tempo di cui si raccontano storie di fantasmi e apparizioni terribili. L’autore non si tira indietro di fronte a questa temibile sfida e anche nel suo romanzo ci presenta questo luogo nefasto come il perno principale verso cui tutte le storie, all’inizio, apparentemente scollegate, andranno a convergere in un finale carico di apprensione e sconvolgimento.

Lungo tutta la storia, i personaggi crescono, mostrando le più svariate personalità come Diego, sensitivo amico di vecchia data di Saverio ed ex di Emma, la cui vita è da sempre ombreggiata da sogni premonitori che non lo lasciano respirare. Riesce a parlare con le anime morte e a cacciar via i fantasmi dalle case ed è proprio lui a riconoscere le presenze malefiche all’interno della villa di Saverio, dove la moglie ha perso la vita. Casale dei Pini verrà distrutto proprio da quelle presenze demoniache e Diego avrà l’ennesima prova che “Certe anime dannate sono come cani che fiutano la tua paura e di essa si servono per attaccarti.”
Soprattutto in questa parte del romanzo, le scene sono vivide e terribili. Sembra di assistere ad un film ed è fin troppo facile identificarsi con i personaggi, sentire sotto pelle la loro paura grazie alla bravura dell’autore. Sale la consapevolezza che esistono presenze che sfuggono a qualsiasi controllo. Visioni che si contrappongono e che si incastrano in modo quasi malato, tanto quanto è malato il connubio sempre più evidente tra terrore e follia.
Il lettore, proprio come i personaggi di questa folle storia, non sa dove guardare, ci sono momenti in cui vorrebbe smettere di farlo, attanagliato dall’ansia, ma l’ignoto lo attira terribilmente senza dargli scampo. La prima legge è credere. La seconda è non farsi spaventare.

Attraverso l’ampia conoscenza dell’autore nei confronti del mondo dei fantasmi, emerge anche il modo in cui egli riesce a dare spazio ad entrambi i “modi” per studiarlo, quello scientifico e quello religioso. C’è persino la citazione di padre Gabriele Amorth a proposito delle presenze e degli spiriti soprannaturali che secondo il prete non sono altro che manifestazioni del demonio, perché in realtà i fantasmi non esistono.

“Egli sostiene che i fantasmi sono pura invenzione, oppure trucchi del demonio che si manifestano sotto forma di spiriti o, appunto, fantasmi. Per lui nel creato ci sono solo tre entità: angeli, demoni e uomini.”

Fabio Monteduro dà spazio davvero a tutto ciò che riguarda questo oscuro e misterioso universo, creando una tela di personaggi tanto “tecnici” quanto “sensitivi”, dimostrando quindi di non parteggiare per nessuna delle due, ma di essere una voce equa che racconta di entrambe le realtà, lasciando poi a noi scegliere in cosa vogliamo credere, purchè ci crediamo.

Lentamente molte cose diventano chiare e più si procede nella lettura più non si riesce a smettere, pur di arrivare alla fine soprattutto quando appare una figura alquanto strana e inizialmente all’apparenza innocua: il professor Kanvans, noto psichiatra di fama mondiale, autore di un libro che ha cambiato le regole del gioco nel campo della schizofrenia, mettendo coraggiosamente in dubbio l’esistenza stessa della malattia, correlandola con i fantasmi. Il vecchio medico è anche colui che ha tenuto in cura i pazienti del manicomio San Cataldo quando era ancora in funzione e nel quale, secondo le dicerie, si muovono indisturbati gli spiriti di due vecchi pazienti morti all’interno di quel luogo dannato, soprannominati scannascanna e macellaio. Inquietanti nomi quanto sono inquietanti le loro gesta e la consapevolezza che quel luogo come tutti i luoghi che i personaggi hanno visitato sono “un lugar enfermo”, un luogo malato. Perché ci sono frasi in spagnolo nel libro? Lo scoprirete non appena avrete chiaro chi è che manovra tutti i fili di queste inconsapevoli marionette.

Dal capitolo intitolato “Rinchiusi” il clima diventa asfissiante, il tono della scrittura è claustrofobico. E’ fin troppo facile immaginare i ragazzi rinchiusi e sentire l’odore della paura farsi lentamente strada oltre le macerie fatte di vita vissuta e di ricordi. Anche i capitoli finali, con nome e ora, creano ansia, sono intimidatori, somigliano allo scoccare delle lancette di un orologio che prima o poi segnerà l’ora della fine. Fa venire i brividi leggere di quel manicomio, di quella gente che ha ucciso e di come lo ha fatto. E a quel punto mi sono fatta una domanda. Per essere un cacciatore di fantasmi ci vuole davvero coraggio, ma è meglio sospirare di sollievo quando non si è trovato nulla o imprecare perché ci si rende conto che i fantasmi non esistono? E’ meglio il sollievo o la paura?

A dispetto delle premesse iniziali, questo romanzo di Fabio Monteduro è profondamente intriso di psicologia e mente umana. Anche se all’inizio sembrano i fantasmi ad essere i protagonisti, non lo sono fino in fondo. Ad un certo punto la storia cambia faccia, mostrando un altro volto di sé ancora più oscuro e malvagio, ancora più denso di terrore e irrazionalità. Il volto dei ricordi, dei sensi di colpa, degli atti sbagliati che segnano la nostra mente per sempre. C’è un connubio imprescindibile che verso la fine diventa terribilmente chiaro: fantasmi e follia. La mente umana quindi gioca un ruolo fondamentale in questa atmosfera in cui il confine tra reale e irreale è fin troppo labile e dove ciò che è accettabile e ciò che non lo è diventa l’ultima porta che dà sull’abisso nero della più cupa follia.

Suggestioni, suggerimenti, sussurri provenienti dal passato e da ciò che deve essere dimenticato per un finale asfissiante in cui la libertà diventa solo una parola priva di appigli, divenuta come una cella con le pareti scivolose e sporche in cui nessuno ti verrà a salvare se il fantasma è dentro la tua testa ed è figlio della tua stessa condanna. La mente umana che tutto crea e tutto distrugge, sembra quasi di leggere tra le righe. Una mente che può regredire, che può andare oltre qualsiasi difesa per lasciarsi prendere dal soprannaturale ed aprire le porte all’ignoto e alla paura.

Se durante la lettura vi sembrerà di leggere cose già viste o sentite, avrete ragione, è così, soprattutto per gli amanti del genere, non ci saranno grosse sorprese all’inizio. Ma poi lo stile e la bravura dell’autore vi prenderanno e vi condurranno da un’altra parte. In quel luogo che è un non- luogo chiamato follia, dove l’estraneità è la condizione esistenziale e dove si cerca un sollievo dall’ombra e dall’oscurità. L’autore riesce a raccontarci molto di più di una semplice storia di fantasmi, riesce ad insinuarci la paura di ciò che esiste e non esiste al di fuori della razionalità, lasciandoci addosso la sensazione inquietante che nessuno di noi è al sicuro perché la nostra mente è come un sentiero che prima o poi può inclinarsi.
Non dimenticate questa frase:

“Come si comporta la mente umana in assenza totale di libertà? Come reagisce la psiche in una situazione di costrizione, senza luce, acqua, cibo e priva di ogni contatto umano?”

Monteduro non si risparmia, regalandoci attimi di pura follia e sconcertante orrore tanto quanto è sconcertante l’ignoto, nero come la notte che apre le proprie ali di pipistrello e vola silenzioso sulle nostre vite così perfettamente al sicuro e protette dall’inferno di un manicomio qualunque. Siete davvero al sicuro da tutti i vostri fantasmi? Una volta chiuso il romanzo, comincerete a chiedervi perché la vostra mente vi sta suggerendo un timido e tremante "No".

 


Recensione di Francesca Ghiribelli - Il rumore dei libri - Un'altalena di emozioni

Sono un’amante di molti generi libreschi e letterari, ma nonostante il genere sull’occulto mi abbia sempre affascinato molto, non mi sono mai veramente dedicata troppo a questo settore.

Questo libro per me è un ulteriore prova che riscatta sempre più l’autore emergente italiano, visto che già ne ho letti molti di libri inerenti alla categoria esordienti e tutti mi hanno entusiasmato e affascinato molto nei più svariati generi.

Stavolta è stato il turno di Fabio Monteduro, uno scrittore che non conoscevo, ma che credo fermamente abbia stoffa da vendere in questo genere per niente facile da scrivere e soprattutto da immedesimare in una trama di un libro.

Penso infatti che l’impresa sia ardua anche soltanto per il semplice fatto che chi legge libri dalla vena thriller e horror abbia tre principali aspettative: trama avvincente, stile scorrevole e che il fascino dell’intera storia possa far sciogliere un brivido lungo la schiena emozionando e lasciando stupiti.

Ecco, credo che questo romanzo abbia tutti questi ingredienti miscelando al suo svolgimento una sfumatura lugubre e gotica che in simili circostanze non guasta mai.

Tutto inizia con la morte di una ragazza davanti al cancello della sua nuova casa da sogno, dove andrà a vivere con il suo compagno.

Una morte alquanto improvvisa e resa strana anche dalla raffigurazione trovata sul cancello dell’abitazione: un serpente che si morde la coda e dal cui stomaco fuoriescono gambe e braccia umane.

Per chi non conoscesse l’intero evolversi della faccenda, ovviamente lo invito a leggere l’intero libro, perché non amo rovinare le sorprese, ma per chi si aspettasse da questo alquanto apparente inizio il susseguirsi di un giallo dai risvolti soltanto polizieschi e thriller si sbaglia di grosso.

Un indizio che può aiutare è la prefazione scritta da un esperto ‘Ghosthunter’ italiano.

Una storia che si incentra su una morte iniziale che si incatena ai successivi risvolti paranormali, con cui la trama cerca di dare una risposta alla comune domanda che lega tutti i protagonisti del romanzo: la speranza di avere l’incontro ravvicinato con uno spettro per testimoniare la speranza dell’esistenza dell’aldilà.

Ciò che però ha saputo creare bene l’autore è anche la perfetta simbiosi sul genere che unisce le esperienze di vita passata dei protagonisti.

Persone completamente tutte diverse tra loro, ma che alla fine sembrano sempre avere qualcosa a che fare con il tema del paranormale, soprattutto la passione che li lega all’occulto per scoprire tutta la verità fino in fondo.

Matteo e Andrea che si incontrano alla Cantina del Jazz e che iniziano la loro avventura su questa stessa passione armandosi dell’attrezzatura specializzata per scovare presenze su luoghi infestati e abbandonati.

Tutto parte dal Casale dei Pini, nuova casa di Sandra e Saverio,dove Sandra muore davanti al cancello, raffigurante il famoso serpente che si morde la coda e che intreccerà in seguito le sue vicende ad altri posti come l’Hotel Clarin e il famoso manicomio di San Cataldo.

La prima inspiegabile morte di Sandra introdurrà altri essenziali personaggi come Emma, la sorella di Andrea che insieme al fratello da piccola aveva vissuto un’esperienza palesemente paranormale in una casa presa in affitto per le vacanze; Diego, ex fidanzato di Emma, ma anche sensitivo e per finire Alicia,neolaureata in psichiatria.

Sarà proprio quest’ultima che attraverso il districarsi della storia immetterà nella trama anche il professor Kanvans, esperto in schizofrenia, nonché ultimamente scienziato credente nell’occulto.

Per chi leggerà il romanzo so che forse i patiti del genere troveranno di nuovo tutti gli ingredienti che descrivono luoghi maledetti o posti abbandonati e infestati dall’idea che possano nascondere la verità tanto attesa, ma per chi riuscirà veramente a entrare dentro alla trama troverà la bravura dell’autore che racconta il tutto con l’occhio informato ed esperto del ghosthunter armatosi di coraggio e pazienza.

Un libro raccontato da un punto di vista particolare e inusuale, dove giallo, thriller, horror e gotico ballano un elegante valzer in punta di piedi, riuscendo alla fine a sconvolgere il lettore stupendolo con l’accattivante vicenda di Fatima Gutierrez, la partera.

Conferisco cinque stelle alla lettura di questo piccolo capolavoro, perché Monteduro ha saputo intrecciare il lato psichico dei protagonisti all’intera vicenda soprannaturale: descrizioni di incubi nel sonno che si legano alla perfezione con i reali fatti accaduti nel passato di ogni protagonista.

Tutto prima del gran finale ci fa scoprire quanto ogni personaggio possa nascondere i propri scheletri nell’armadio, ma la verità torna sempre a galla.

Grazie ai numerosi flashback la trama si inoltra nella psiche di ognuno di noi, facendoci fare un’analisi introspettiva del nostro inconscio e facendoci riflettere anche sulle nostre più piccole paure.
Una storia per chi ama il genere, anche per chi si avvicina ad esso per la prima volta, ma soprattutto a chi crede fermamente negli spettri o anche soltanto per chi ci spera relativamente.
Una lettura da fare al buio anche per chi non crede assolutamente che possa esistere una vita dopo la morte.


Recensione di Ilenia Caldarella - Libri di cristallo

Buongiorno lettori e buon fine settimana!! Oggi sono qui per parlarvi di un libro spaventoso.. Anzi, spaventosamente bello! Non mi capita spesso di leggere libri e dare il massimo dei voti più di una volta consecutivamente! Sono proprio soddisfatta, direi!
Tra l'altro, cosa non da poco, il libro presenta un'ouverture firmata dal Ghost Hunters Team di Mistero (il famoso programma di Italia1)! Insomma, se ci sono anche loro, non potete mica lasciarvi scappare il volume!

C'è un motivo ben preciso se ho scelto di dare cinque stelline piene a questo libro. Non tanto perché mi sia piaciuto molto, quanto per il fatto che la storia in sé, non essendo nei miei ''standard' è riuscita a catturarmi così tanto da non volermi più staccare dalle pagine della narrazione.
Penso che l'autore abbia giocato molto bene le carte di questa caccia ai fantasmi, riuscendo a incutere timore, ma senza esagerazione. Non sopporto i libri che fanno paura. Questo, al contrario di quello che si possa pensare da trama, è un perfetto connubio tra timore, sorpresa e curiosità.
Ci sono degli sviluppi nella storia che lasciano a bocca aperta, anche se, verso la fine, si inizia a capire un po' quello che sarà il finale del romanzo.
Lo stile dell'autore è scorrevole, lineare e semplice. Il modo perfetto per narrare una storia pesante come questa. Dico pesante perché vengono trattati argomenti che non tutti sanno digerire: il soprannaturale, la schizofrenia, la pazzia. 
Ci si ritrova catapultati in un mondo macabro e stuzzicante che, personalmente, vorrei veder racchiuso solo nei libri e/o nei film.
Un libro perfetto, quindi, per chiunque sia appassionato del genere, ma anche per chi, come me, ha voglia di variare un po' e gettarsi tra le pagine di qualcosa di diverso dalle solite storie!

Recensione di Marzia Giosa - meloleggo.it

Cacciatori di fantasmi

Cacciatori di fantasmi

Sin dalla prefazione, curata da Mirko Bargaglia, fondatore del Ghost Hunters Team, il romanzo di Fabio Monteduro, intitolato Cacciatori di fantasmi, si è presentato molto interessante e nel susseguirsi dei capitoli la storia ha cambiato spesso direzione, disorientandomi e allo stesso tempo catturando la mia attenzione.

Le note horror sono esaltanti, alcune volte sono sprofondata con i protagonisti in spazi bui e spaventosi ritrovandomi a sogghignare allegramente per quei brividi di paura e di piacere che ti fanno capire quanto qualcosa di impresso su una pagina possa darti emozioni più grandi di un film. Sono riuscita a ricreare posti sconosciuti grazie alle sole indicazioni di Monteduro: ero assolutamente rapita dalla trama sempre più scioccata dall’intensità della storia.

Il primo capitolo è lo scenario di una morte incomprensibile e violenta, la curiosità vi incollerà alle pagine. I protagonisti sono diventati i miei personalissimi compagni di questo viaggio: Matteo, Andrea, Emma, Alicia, Diego, Simona sono solo alcuni di loro. Ciascuno ha una propria storia da raccontare ed ognuno è un tassello di un grande puzzle.

Qual è il confine tra realtà e pazzia? Quali sono gli elementi che possono portare a credere che alcune visioni siano frutto della mente e quali, al contrario, sono talmente reali da essere tangibili da poter persino provocare dolore fisico? Le ricerche in questo campo sono innumerevoli e le strumentazioni per approfondire queste teorie sempre più precise e professionali. Arriverete a credere all’impossibile e cercherete risposte razionali a molti degli avvenimenti che vi si presenteranno.

Auguro una buona lettura agli appassionati del genere e spero che qualcuno noti la bravura dello scrittore e gli proponga un’opera filmica da strutturare su questo racconto.


Recensione di Alessandra Micheli - Les Fleurs du mal

“Cacciatori di fantasmi” di Fabio Monteduro, Runa edizioni. A cura di Alessandra Micheli

Credo che la morte sia la nostra peggiore nemesi.

Per quanto ci sforziamo di accettarla, inserirla nella nostra visone del mondo, non smetteremo mai di considerarla come una signora crudele e orribile da accettare con rassegnazione o peggio da sconfiggere.

E’ il nostro incubo.

Noi creati più di angeli e stelle, inseriti in un mondo pieno di colori e bellezza, nonostante il dolore, la sofferenza e gli orrori siamo legati indissolubilmente a questa dimensione materiale.

Viviamo per accaparrarci l’ultimo sorso di meraviglia, accumulare emozioni correre verso ogni meta raggiungibile, collezionare successi e raggiungere l’acme di ogni sensazione.

Stare sulla terra come esseri umani è stancante.

Una corsa a ostacoli, un giro in giostra con l’ansia di una fine ghignante e orrorifica che ci insidia e ci perseguita.

Forse per questo dobbiamo scrivere o cantare su di essa.

Dobbiamo sapere cosa c’è dall’altro lato del velo e costruire mondi sempre più complessi che siano una parvenza della nostra vita di oggi. Ho ascoltato guru e medium raccontare per filo e per segno ogni passo per raggiungere l’aldilà.

Un qualcosa di cosi organizzato e sincronico, preciso e minuzioso da sembrare un concorso alle poste.

Una volta arrivato siedi e guardi lo schermo, firmi un foglio in cui asserisci di aver compreso, fai i compiti e poi se sei promosso passi allo step successivo.

Un ansia assurda per chi è pigro come me.

E allora mai come oggi capisco che la morte (sì, uso questo termine che odiamo e che ha il suono stridente di un unghia sulla lavagna) ci terrorizza.

E dobbiamo razionalizzare.

Perché pensare che passeremo quell’esperienza di cui non si conosce nulla è cosi intenso da togliere il fiato.

E’ l’infinito che si apre a noi, con immense agghiaccianti possibilità.

Non sappiamo cosa accadrà ne chi saremo.

Possiamo solo sperare di lasciare una traccia umana, troppo umana in questa vita.

Ecco che nasce la necessità di analizzare con metodi scientifici l’adilà e l’ultimo istante.

Con mezzi super tecnologici.

E ogni volta che un ghost hunter ci dimostra che una traccia esiste, che il fantasma è reale e che la morte è un passaggio, giuro un passaggio, siamo terrorizzati ma segretamente soddisfatti.

Ecco che Monteduro ci dona la speranza raccontando in modo romanzato proprio la storia di ragazzi, uomini e donne che cercano di capire, di sollevare il velo, di trovare un nesso tra i fatti del nostro piano terreno con quelli di chissà cosa.

Ecco che il bene e il male si scindono e divengono due forze che danzano in un diatriba senza fine.

E ogni oggetto di questa terrena dimensione si carica di ogni emozione umana, ogni e sottolineo ogni, donando alle magioni più amene una sorta di tetra aura.

E cosi con un ritmo incalzante si passa da orrore a orrore, fino al finale…che ovviamente non vi svelo.

E non vi svelo neanche la trama Perché siete in grado di trovarla da soli. Non vi svelo neanche lo stile dell’autore vi svelo però cosa racconta questo testo e perché lo trovo prezioso…

Perché avete troppa paura di Madama Morte.

Perché siete troppo attaccati alla vostra visione della vita.

Perché siete a volte troppo schematici e troppo terrorizzati per fregiarvi del termine uomini.

Ecco perché cacciatori di fantasmi è positivo: apre la porta e riversa nella carta ( o nel byte) ogni nostra ansia, ogni terrore, ogni dubbio.

E non so se la risposta sarà quella giusta o sarà una risposta.

Perché ritengo a volte la domanda più importante di ogni affermazione, di ogni certezza di ogni assunto.


Recensione di Walter Bianco

Cacciatori di fantasmi di Fabio Monteduro

 
 Tutto ha inizio, da quel che ci è dato sapere, davanti al cancello di una grande villa di campagna, è lì che si consuma una morte assolutamente inaspettata quanto assurda. Da questo inspiegabile suicidio si diramano le angoscianti vicende del romanzo. Tra i protagonisti, Matteo, aspirante regista di film horror. Andrea, appassionato di sovrannaturale. Sarà l'incontro tra questi due personaggi che farà nascere l'idea di diventare cacciatori di fantasmi. E ancora, Emma, la sorella di Andrea, sembra avere poteri da medium. Alicia, una ragazza peruviana, laureata in psichiatria, pertanto refrattaria alle idee dei suoi "nuovi" amici. Su tutti si ergono tre inquietanti presenze: Erwin Kanvans, stimato psichiatra. Fatima Gutiérrez, una levatrice chiamata la Santa mammana. Per finire, il S.Cataldo, un ex manicomio abbandonato. Gli improvvisati "cacciatori di fantasmi" si troveranno a lottare per le loro stesse vite, trovandosi, ben presto, faccia a faccia coi loro peggiori incubi. Con la prefazione di Mirko Barbaglia fondatore del Ghost Hunters Team.

 

 

  Fabio Monteduro ha scritto una storia ai confini della realtà, molto complessa e ricca di sfaccettature che, oltre a sconvolgere, confonde spingendo al limite la ragione dei suoi personaggi che empaticamente affrontano, in simbiosi con il lettore, le diverse prove per raggiungere una verità tanto desiderata quanto temuta.

Nel libro l'autore riesce brillantemente a mescolare diversi generi: giallo, thriller e horror si alternano per stupire e sorprendere chi legge non solo attraverso la paura, ma utilizzando anche la parte psicologica dei personaggi che, con il loro essere "complicati", rendono la vicenda ancora più ricca di sconvolgimenti: nel libro viene anche messa a nudo la fragilità umana attraverso le vicende dei protagonisti che, attraverso i numerosi flashback utilizzati nel libro, rivivono un passato che si scoprirà poi comune a tutti, riemergendo così ricordi e colpe che nel presente narrativo cercheranno di giustificare in parte le azioni dei protagonisti.

Tutto inizia con una morte improvvisa quanto strana, raccontata dall'autore in maniera cruda, senza filtri, sicuramente per marcare ancora di più lo stravolgimento di una quotidianità da parte di un male che, da questo momento in poi, comincerà a manifestarsi attraverso diversi terribili episodi, colpendo fisicamente e moralmente tutti i protagonisti della storia, legati tra loro da un filo invisibile.  

Sandra, Saverio, Emma, Matteo, Andrea e Diego diventano così pezzi di un meccanismo che una volta messo in moto porterà inevitabilmente verso verità passate, sepolte, ma da cui però era impossibile sfuggire all'infinito.

Di sicuro il compito affrontato da Fabio Monteduro non è stato facile, soprattutto nel costruire una trama cosi' complessa da far sviluppare poi in maniera imprevedibile nel corso del libro:  nonostante tutto questo però posso dire personalmente che l'autore riesce con molta maestria a rendere la lettura realmente avvincente, coinvolgendo il lettore in prima persona in un mistero ricco di colpi di scena, ritrovandosi nello stesso tempo affascinato da uno stile dalla forte "contaminazione" di tinte gotiche e sfumature lugubri presenti in maniera importante nel libro certamente per aumentare di molto il livello di suspance.

Per questo nel libro, come logico, non mancano i classici elementi riconducibili al genere trattato, come posti desolati, case sinistre e infestate, manicomi abbandonati, tutti luoghi "ideali" per nascondere verità che alla fine sapranno destabilizzare il lettore che, con enorme fatica e guidato dalla curiosità, proverà a non chiudere gli occhi di fronte a tanta malvagità.

Anche l'atmosfera ricreata dall'autore risulta talmente palpabile da suscitare in chi legge sgomento, in particolar modo durante le tante scene forti presenti nel libro che ben si amalgano con fasi in cui invece la narrazione evolve divenendo claustrofobica

Lo stile dell'autore è molto scorrevole e diretto; infatti, come il suo solito, non si perde mai in elementi non necessari per mantenere sempre alta la tensione grazie anche alla sua capacità descrittiva molto precisa e attenta da rendere la scena quasi "cinematografica".

Con stress emotivo si raggiungerà così la parte finale del libro dove il tempo sarà scandito in maniera "stressante" fino a giungere al finale che terrà col fiato sospeso il lettore fino all'ultima pagina.

C'è da dire che la voce dell'autore per tutto il libro risulta sempre imparziale, necessariamente questo per sorprendere e suscitare terrore facendoci "semplicemente" affrontare le nostre paure comuni più nascoste, riuscendo anche a far riflettere su una malvagità attraverso elementi non convenzionali, come senso di colpa e ricordi, utilizzando anche, come strumento, la mente umana in tutta la sua complessità per raccontare un male che, anche se non presente fisicamente e nutrito nelle viscere della scelleratezza umana, si manifesta in tutta la sua mostruosità, imprevedibile proprio perché, nascosto nelle pieghe di una quotidianità, sarà ancora più alterato. 

Tanti complimenti sinceri a Fabio Monteduro che ancora una volta riesce ad attingere dalla realtà e dalla sua esperienza personale per costruire una storia che, al di là della complessità, nasconde il fascino dell'ambiguità e del mistero in grado di colpire maggiormente il lettore rispetto al terrore provocato dalle tante scene forti, costringendo così ad affrontare la lettura abbandonando la parte razionale per lasciarsi guidare principalmente dall'istinto. 

 

Fabio Monteduro nasce a Roma nel 1963. Il suo modo di scrivere è definito cinematografico perché riesce a rendere al massimo “visivamente” le storie che racconta. Questa caratteristica ne ha fatto accostare il suo nome a grandi scrittori contemporanei, uno tra tutti Stephen King del quale non nasconde la passione e da cui ha tratto iniziale ispirazione.

I suoi romanzi e i suoi racconti brevi, spesso ambientati in Italia, sono sempre più frequentemente improntati al “thriller” più che al vero e proprio “horror“. Va detto però che la differenza tra questi generi letterari, nel suo caso, è sempre molto sottile.

   

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