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Cacciatori di fantasmi - recensioni

Recensione di Walter Bianco

Cacciatori di fantasmi di Fabio Monteduro

 
 Tutto ha inizio, da quel che ci è dato sapere, davanti al cancello di una grande villa di campagna, è lì che si consuma una morte assolutamente inaspettata quanto assurda. Da questo inspiegabile suicidio si diramano le angoscianti vicende del romanzo. Tra i protagonisti, Matteo, aspirante regista di film horror. Andrea, appassionato di sovrannaturale. Sarà l'incontro tra questi due personaggi che farà nascere l'idea di diventare cacciatori di fantasmi. E ancora, Emma, la sorella di Andrea, sembra avere poteri da medium. Alicia, una ragazza peruviana, laureata in psichiatria, pertanto refrattaria alle idee dei suoi "nuovi" amici. Su tutti si ergono tre inquietanti presenze: Erwin Kanvans, stimato psichiatra. Fatima Gutiérrez, una levatrice chiamata la Santa mammana. Per finire, il S.Cataldo, un ex manicomio abbandonato. Gli improvvisati "cacciatori di fantasmi" si troveranno a lottare per le loro stesse vite, trovandosi, ben presto, faccia a faccia coi loro peggiori incubi. Con la prefazione di Mirko Barbaglia fondatore del Ghost Hunters Team.

 

 

  Fabio Monteduro ha scritto una storia ai confini della realtà, molto complessa e ricca di sfaccettature che, oltre a sconvolgere, confonde spingendo al limite la ragione dei suoi personaggi che empaticamente affrontano, in simbiosi con il lettore, le diverse prove per raggiungere una verità tanto desiderata quanto temuta.

Nel libro l'autore riesce brillantemente a mescolare diversi generi: giallo, thriller e horror si alternano per stupire e sorprendere chi legge non solo attraverso la paura, ma utilizzando anche la parte psicologica dei personaggi che, con il loro essere "complicati", rendono la vicenda ancora più ricca di sconvolgimenti: nel libro viene anche messa a nudo la fragilità umana attraverso le vicende dei protagonisti che, attraverso i numerosi flashback utilizzati nel libro, rivivono un passato che si scoprirà poi comune a tutti, riemergendo così ricordi e colpe che nel presente narrativo cercheranno di giustificare in parte le azioni dei protagonisti.

Tutto inizia con una morte improvvisa quanto strana, raccontata dall'autore in maniera cruda, senza filtri, sicuramente per marcare ancora di più lo stravolgimento di una quotidianità da parte di un male che, da questo momento in poi, comincerà a manifestarsi attraverso diversi terribili episodi, colpendo fisicamente e moralmente tutti i protagonisti della storia, legati tra loro da un filo invisibile.  

Sandra, Saverio, Emma, Matteo, Andrea e Diego diventano così pezzi di un meccanismo che una volta messo in moto porterà inevitabilmente verso verità passate, sepolte, ma da cui però era impossibile sfuggire all'infinito.

Di sicuro il compito affrontato da Fabio Monteduro non è stato facile, soprattutto nel costruire una trama cosi' complessa da far sviluppare poi in maniera imprevedibile nel corso del libro:  nonostante tutto questo però posso dire personalmente che l'autore riesce con molta maestria a rendere la lettura realmente avvincente, coinvolgendo il lettore in prima persona in un mistero ricco di colpi di scena, ritrovandosi nello stesso tempo affascinato da uno stile dalla forte "contaminazione" di tinte gotiche e sfumature lugubri presenti in maniera importante nel libro certamente per aumentare di molto il livello di suspance.

Per questo nel libro, come logico, non mancano i classici elementi riconducibili al genere trattato, come posti desolati, case sinistre e infestate, manicomi abbandonati, tutti luoghi "ideali" per nascondere verità che alla fine sapranno destabilizzare il lettore che, con enorme fatica e guidato dalla curiosità, proverà a non chiudere gli occhi di fronte a tanta malvagità.

Anche l'atmosfera ricreata dall'autore risulta talmente palpabile da suscitare in chi legge sgomento, in particolar modo durante le tante scene forti presenti nel libro che ben si amalgano con fasi in cui invece la narrazione evolve divenendo claustrofobica

Lo stile dell'autore è molto scorrevole e diretto; infatti, come il suo solito, non si perde mai in elementi non necessari per mantenere sempre alta la tensione grazie anche alla sua capacità descrittiva molto precisa e attenta da rendere la scena quasi "cinematografica".

Con stress emotivo si raggiungerà così la parte finale del libro dove il tempo sarà scandito in maniera "stressante" fino a giungere al finale che terrà col fiato sospeso il lettore fino all'ultima pagina.

C'è da dire che la voce dell'autore per tutto il libro risulta sempre imparziale, necessariamente questo per sorprendere e suscitare terrore facendoci "semplicemente" affrontare le nostre paure comuni più nascoste, riuscendo anche a far riflettere su una malvagità attraverso elementi non convenzionali, come senso di colpa e ricordi, utilizzando anche, come strumento, la mente umana in tutta la sua complessità per raccontare un male che, anche se non presente fisicamente e nutrito nelle viscere della scelleratezza umana, si manifesta in tutta la sua mostruosità, imprevedibile proprio perché, nascosto nelle pieghe di una quotidianità, sarà ancora più alterato. 

Tanti complimenti sinceri a Fabio Monteduro che ancora una volta riesce ad attingere dalla realtà e dalla sua esperienza personale per costruire una storia che, al di là della complessità, nasconde il fascino dell'ambiguità e del mistero in grado di colpire maggiormente il lettore rispetto al terrore provocato dalle tante scene forti, costringendo così ad affrontare la lettura abbandonando la parte razionale per lasciarsi guidare principalmente dall'istinto. 

 

Fabio Monteduro nasce a Roma nel 1963. Il suo modo di scrivere è definito cinematografico perché riesce a rendere al massimo “visivamente” le storie che racconta. Questa caratteristica ne ha fatto accostare il suo nome a grandi scrittori contemporanei, uno tra tutti Stephen King del quale non nasconde la passione e da cui ha tratto iniziale ispirazione.

I suoi romanzi e i suoi racconti brevi, spesso ambientati in Italia, sono sempre più frequentemente improntati al “thriller” più che al vero e proprio “horror“. Va detto però che la differenza tra questi generi letterari, nel suo caso, è sempre molto sottile.

   

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